Di recente, girovagando per la Rete con forte motivazione nel voler capire quanto la mancanza del lavoro in Italia stia plasmando in negativo le menti delle persone, mi sono imbattuto in uno di quegli articoli che elencano diversi modi per non farsi sopraffare dalla disperazione dovuta alla perenne mancanza di, appunto, un’occupazione. Il contenuto, scritto a marzo scorso, esamina alcuni punti “nevralgici” che causerebbero, nel corso del tempo, una certa emarginazione sociale e forte depressione personale dovute alla continua mancanza di un’occupazione e, quindi, all’assoluto bisogno di un’indipendenza economica, che mai arriva.
Il testo, consultabile a questo indirizzo, non mi ha colpito in quanto ad approfondimenti sulla questione (seppure ben redatto), ma più che altro, una volta letto, mi ha subito permesso di concentrarmi sui commenti degli utenti, che mi hanno lasciato davvero a bocca aperta.
Diamo quindi un’occhiata assieme.

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Vivo come un prigioniero a casa dei miei genitori, visto che dipendo economicamente da loro. Si vergognano di me, e io di me stesso. Mento alla gente riguardo alla mia situazione, perché non voglio apparire bisognoso“, scrive l’utente “ds”.

Non ho il coraggio di guardare in faccia i miei genitori, quando siamo a tavola. Sarebbe meglio farla finita, ma sono sicuro che per loro sarebbe un dramma: ne morirebbero“. Ammette, tristemente, l’utente “Fallito”.

IO STO IMPAZZENDO. SENZA LAVORO E SENZA SOLDI VORREI MORIRE!“, urla, l’utente “Santino Gulino“.

È una situazione devastante che sto vivendo pure io. A volte penso che vorrei farla finita, non mi vergogno a dirlo, ma non trovo ancora il coraggio!“, scrive “guidus”.

Il problema è anche dato dal fatto che nemmeno le aziende sanno quello che vogliono. Puoi anche essere super skillato, ridurti lo stipendio, essere comprensivo ecc ecc, ma non va bene comunque“, sostiene “Alessandro”.

Con una laurea specialistica, un master, cinque lingue, tre corsi di formazione e una borsa di studio all’estero, non sono mai stato convocato per un colloquio di lavoro“. Ammette “Stefano”.

Quando arriva una proposta, devi avere almeno un anno di esperienza, laurea in ingegneria aerospaziale-astrofisica e master a 361°, anche se devi solo girare bulloni; stessa posizione geografica rispetto all’azienda. Tutto questo, con uno Stato che se ne frega“. Dice “indigo”.

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Servirebbe davvero commentare la disperazione di queste persone? Io credo sia superfluo, soprattutto perché penso che queste parole siano caratterizzate da un profondo malessere che, come avrete notato, è causa di turbe psicologiche, inducendo addirittura alcuni a pensare che sia meglio porre fine a tutto, invece che sopportare ancora altri anni di vuoto totale che non permetteno ad alcuno di costruirsi una propria identità/vita. Senza lavoro, senza soldi, la gente è portata a pensare che non ci sia un futuro, che non esista un posto al mondo pronto ad accogliere le necessità di noi uomini.

Di commenti disperati ce ne sarebbero tantissimi da riportare, ma preferisco vi facciate voi stessi un’idea chiara di quanto mostrato sopra.
In una nazione come la nostra, dove a poco a poco il castello di carte sta ormai cedendo in modo indecoroso, scoprendo ragnatele e muffe che prima si faceva finta di non vedere, dove si potrà mai arrivare? Serviranno davvero le recenti manovre del nostro Governo per risollevare le sorti di tutti quei milioni di disoccupati che chiedono a gran voce un loro posto nel mondo?